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Animali domestici: libero accesso a locali e luoghi pubblici

lunedì  29 novembre 2010

Due giorni fa un sondaggio commissionato dal Ministero del Turismo ha rivelato che l'84 % degli italiani è favorevole all'accesso degli animali domestici in luoghi pubblici. Oggi la clamorosa proposta del Ministro Brambilla per un'ordinanza di "città a misura di quattrozampe".

E' cominciato tutto con un sondaggio dell'Ipsos, voluto dal Ministero per il Turismo. I risultati, resi pubblici sabato hanno rivelato qualcosa: la stragrande maggioranza degli italiani consentirebbe l'accesso agli animali domestici ai luoghi pubblici.
I dati esatti sono così strutturati, su un campione di 1.000 intervistati:
- il 42% degli intervistati possedeva almeno un animale domestico
- il 78% degli italiani considera gli animali da compagnia come veri e propri compagni di vita (Esattamente, la pensano così l'84% dei proprietari ma pure il 71% di chi non lo è, seppure non goda della diretta esperienza di vivere con una animaletto.)
Poi viene il punto focale, il reale scopo per cui è stato commisionato il sondaggio: che fare durante le vacanze?
- secondo il sondaggio, i propietari di animali si dividono fra appartamento o casa in affitto (40%) o di proprietà (30%), in albergo (12%), campeggi (12%), bad & breakfast (6%)
- ben l'84 % degli intervistati ritiene che debba essere liberamente consentito l'accesso degli animali domestici ai luoghi pubblici

- fra i proprietari di animali in consenso sale a 86%, ma poco distante è quello dei non-proprietari (82%), a riprova del fatto che la mentalità di tolleranza è ormai ampiamente assimilata fra la popolazione.

Poi seguono dati che io, francamente, ho poi trovato poco aderenti alla realtà…:

Il livello d’accordo per l’individuazione di tratti di spiaggia a cui consentire l’accesso agli animali sarebbe introno all’83%, con un livello di ricettività turistica intorno all’80%  (a me, quest’estate, non sembrava… avrò cercato nei posti sbagliati… mah!?), con il progetto “turisti a 4 zampe” si arriverebbe al 93% … (??)

 

Sinceramente non sò come prendere i dati di questo sondaggio: sembrano dipingere un'Italia iper-tollerante, super-animalista, ma dalla mia piccola esperienza personale non mi sembra che i numeri siano proprio così.
Noi camperisti, per esempio, sappiamo quanto sia difficile la situazione. Molti hanno addirittura scelto di ACQUISTARE un camper proprio per rendere possibili le vacanze assieme al proprio animaletto, ma scoprendo l’amara verità trovandosi in difficoltà nella (non) accoglienza in strutture ricettive (campeggi), spiagge e ristoranti.

Il dato dei camperisti, in quest'analisi, non è contemplato. Così come non è contemplato quanti sono gli italiani che per le vacanze risolvono “il problema” con l'aiuto di amici, parenti (i famosi "turni") o pensioni.
Ricordo quando qualche hanno fa le confalberghi accettarono di buon grado di ospitare gli animali. Si arrivò ad un tasso di adesione alla ricettività altissimo... il primo anno... per poi scendere vistosamente di anno in anno...
Molte strutture, infatti, non erano adeguatamente attrezzate, alcune scelsero di ospitare solo gatti e cani di piccola taglia, altre strutture si definiscono in grado di ospitarli, ma solo una volta arrivati con le valigie in mano, spesso, si scopre che le cose non stanno proprio come descritte nella brochure.

E' vero che il ministro Brambilla di batte moltissimo per la ricettività degli animali e che ha fatto molto in questi anni, anche a livello di cultura popolare, ma non sò davvero intepretare i dati del sondaggio così come sono stati diffusi.


Stà di fatto, che a seguito di questi risultati, oggi (lunedì 29.11.2010), la Sig.ra Brambilla ha proposto una vera e propria rivoluzione: in collaborazione con l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) è stata depositata alla Prefettura di Milano un'ordinanaza prototipo che prevede una serie di norme
con l’obiettivo di creare delle città a misura dei nostri amici pelosi. L'ordinanza "tipo" servirebbe da traccia ai singoli Comuni i quali la dovrebbero recepire e attuare. Così, con una semplice ordinanza comunale, le amministrazioni locali potranno atturare le direttive ministeriali.

Si tratterebbe di un provvedimento che renderebbe possibile, agli animali domestici,
entrare in tutti i luoghi pubblici, come ristoranti, uffici postali e mezzi di trasposto, salvo “espresse e motivate deroghe” e ad esclusione dei cosiddetti luoghi sensibili, come ospedali, asili e scuole.
Ovviamente il proprietario o detentore, dovrà
avere cura che gli animali non sporchino, non creino disturbo o arrechino danni a cose e persone. Resterebbe vietato l'utilizzo di collari elettrici.

Per quanto riguarda gli esercizi pubblici e commerciali "l’accesso di coloro che, a qualsiasi titolo, conducono gli animali è e resta libero, fatto salvo l’utilizzo del guinzaglio e della museruola in relazione alle caratteristiche dell’animale".

In caso di contrarietà, il titolare di un esercizio commerciale può presentare all’ufficio competente motivata istanza di autorizzazione per limitare l’accesso degli animali, sulla base di concrete esigenze di tutela igienico sanitaria". Tuttavia permarrebbe divieto agli esercizi commerciali di esporre in vetrina animali. In caso di accoglimento dell’istanza l’esercente deve apporre specifico avviso.

In sostanza tutti i luoghi pubblici (esercenti compresi) saranno costretti ad accogliere gli animali. Solo per chi vedrà accolta la propria richiesta di autorizzazione a limitare l'accesso, adeguatamente corredato di motivazioni sanitarie, potrà apporre ancora il cartello "IO NON POSSO ENTRARE".

Tutto questo, però, dipenderà da ogni singolo comune d'Italia: la deliberà è stata inviata a tutti, ma ora starà alle amministrazioni comunali applicarla.

 

Io sono un'amante di animali, possiedo animali da compagnia e viaggiare è sempre stato un problema. E' anche vero che nel resto d'Europa gli animali sono molto più ben accetti che non in Italia. Tuttavia, anche a me, sembra che siamo arrivati un po a troppo.

Non si può costringere una struttura a recepire un animale. Non si possono costringere allergici o "non-animalistii" a gustarsi una cena in una sala troppo piccola in compagnia di un pastore maremmano e di un labrador che giocattola con i bambini muovendo i tavoli.

Solo le strutture che se lo possono permettere (vuoi per lo spazio, vuoi per il target della clientela) dovrebbero accettarli, ma agli altri non si dovrebbe fare obbligo di libero accesso (che messa così, sembra anche un gioco di parole: “obbligo di libero accesso”…!!??)

L'esempio sopra riportato degli alberghi delucida quanto sia difficile accogliere gli animali e mettere tutti d'accordo. In un cotesto sociale in cui aumentano i locali che non gradiscono neppure la presenza dei bambini, in cui solamente qualcosa come l’1% delle strutture italiane è davvero e completamente a norma per i disabili, in cui è fatto obbligo di non fumare (giustamente!) per motivi sanitari, mi domando quanto sia costruttivo nei confronti degli esercenti (ma anche dei clienti) obbligare un'intera sala di un ristorante a cenare con animali.

 

Ripeto: io sono un'amante degli animali e ogni estate, oppure ogni fine settimana, si ripropone lo stesso problema anche per me, ma non credo che una simile ordinanza possa risolvere il problema. Gli obblighi non hanno mai risolto nulla.

 

Eppure basterebbe un po di buonsenso, escludendo a priori dall'ordinaza, esercenti come i negozi di alimentari: pensiamo a macellerie, pescherie o negozi di frutta e verdura con la merce esposta, ma anche ristoranti con sale al di sotto di una certa metratura o che non dispongono di terrazze o giardini.

Perchè bisogna costringere i nostri esercenti già obertati dalla burocrazia italiana, a doversi sbattere tra gli uffici pubblici per potersi far emettere un'altro certificato di cui, per logica, non dovrebbe neppure esserci il bisogno di emetterlo????

 

Ma cosa accadrebbe anche nelle sale d’aspetto di un medico? O in fila in un’angusta farmacia?

Ricordiamoci che non tutti i luoghi pubblici sono “ariosi”: in Italia, soprattutto nei centri sotrici, molti negozi e locali sono, per motivi di architettura storica, angusti e poco ventilati.

Ricordiamo che non tutti i proprietari di animali li curano sanitariamente adegutamente: sono moltissimi quelli che li trattano come un figlio (è vero!), ma non sono tutti!!

Ricordiamoci che ci sono gli allergici, i fobici, degni di rispetto e di attenzione.

Ricordiamoci che due cani maschi nella stessa sala o nello stesso negozio di alimentari, potrebbero scatenare una baraonda... se poi si aggiungono i bambini, figli di qualche genitore che non li sà trattenere... Insomma, voi cosa ne pensate?

 

 

Monica

Janhara.com